Età Giolittiana

Dopo la crisi di fine secolo (periodo durante il quale in Italia si sussegue una serie di governi instabili), che si conclude con il regicidio di Monza, sale al trono il re Vittorio Emanuele III. Egli nomina come presidente del consiglio Zanardelli, che a sua volta nomina come ministro degli interni Giolitti. Quest’ultimo si occupa di politica interna dal 1901 al 1903 quando è nominato Presidente del Consiglio. Inizia così l’età giolittiana che va fino alla Prima Guerra Mondiale. Durante la guerra si formeranno in Europa i “governi di unità nazionale” che hanno lo scopo prioritario quello di sostenere la guerra, per poi riprendere il dibattito parlamentare alla fine di questa situazione straordinaria.

Il primo aspetto da notare quando si parla di Giolitti è senz’altro il trasformismo: cioè la corruzione dei parlamentari; in questo caso la corruzione non riguarda solo l’ambito economico ma è l’attuazione di manovre per soddisfare i bisogni di alcune persone, ad esempio una parte del Parlamento, in cambio della fiducia. Giolitti si occupa principalmente di politica interna anche quando è Presidente del Consiglio. Durante il periodo in cui è al Governo, avviene uno sviluppo progressivo dell’Italia settentrionale che fa aumentare il divario tra Nord e Sud, questo fenomeno è chiamato “questione meridionale”. Giolitti, però non emana leggi a favore degli abitanti del sud, per far si che il divario diminuisca, perché deve rispondere agli elettori che sono principalmente al nord.

Il primo aspetto da analizzare della sua politica interna riguarda il rapporto dell’Italia con la Francia: a causa del blocco doganale il mercato interno si satura e vi sono due soluzioni per rilanciarlo, Giolitti le applica entrambe. La più ovvia è quella di riallacciare i rapporti con la Francia ma prima che gli scambi siano effettivi, ci vuole tempo, così nel frattempo attua un’altra tattica: concedere il diritto di sciopero agli operai che in questo modo possono ottenere salari più alti da parte degli imprenditori e così, avendo più soldi, possono permettersi di far girare meglio il mercato interno.

Dal 1907 in avanti il Partito Socialista Italiano prevale la corrente rivoluzionaria, contro la collaborazione con il governo borghese. Giolitti vuole partecipare e quindi cerca l’appoggio parlamentare non più a sinistra ma a destra, con il partito nazionalista. Questo partito gli promette la fiducia in cambio di una politica di espansione coloniale. Qui Giolitti attua il trasformismo perché si occupa di politica estera per avere l’appoggio parlamentare. Nel 1911, quindi, attiva mire espansionistiche verso la Libia e la conquista. In questo momento gli altri Stati vedendo che l’Italia ha sconfitto l’impero ottomano per conquistare la Libia, attivano a loro volta mire espansionistiche in area balcanica, guidati dalla certezza della debolezza dell’impero Ottomano sconfitto anche dall’Italia.

A seguito di numerose riforme avanzate la maggioranza in parlamento era fragile e per avere più appoggio politico, Giolitti, ha bisogno dei cattolici in Parlamento ma perché questo avvenga, è necessario l’annullamento del Non Expedit, che è un invito del Papa ai laici cattolici di non prendere parte attivamente alla vita politica. Giolitti chiede e ottiene tale annullamento facendo in modo che i cattolici abbiano l’accesso al Parlamento. Nel 1914 ottiene la maggioranza grazie a loro ma essi non sono ancora uniti in un partito unico e quindi prendono le decisioni in modo autonomo e non come partito. Giolitti era abituato a lavorare con diversi partiti che avevano ognuno l’unanimità nelle decisioni. Per questo motivo Giolitti dà le dimissioni in attesa che si formino, se non un partito unico, almeno dei gruppi di cattolici. Questo piano fallisce perché prima del suo rientro in politica inizia la Prima Guerra Mondiale e, come già detto, negli Stati europei si formano governi di unità nazionale con la priorità della guerra.

La sua politica estera è molto ridotta e legata alla politica interna perché è attuata anche a causa del trasformismo.

Attua una ripresa dei rapporti con la Francia e una diminuzione del protezionismo doganale per rilanciare il mercato. Inoltre i rapporti con la Francia si riaprono grazie all’appoggio che l’Italia dà alla Francia nella questione marocchina che era zona di influenza francese.

È importante la guerra di Libia del 1911 che inizia a causa del trasformismo, perché al partito nazionalista interessava l’espansione coloniale. Egli per ottenere appoggio politico asseconda le richieste del partito.

L’ultimo aspetto è quello della questione balcanica, una causa della Prima Guerra Mondiale, che vede l’irrigidirsi dei rapporti tra Italia e Austria perché quest’ultima non ha rispettato il patto della Triplice Alleanza che stabilisce che avrebbe dovuto cedere dei territori in caso di espansione in area balcanica. L’Austria non rispetta questo patto al momento della conquista della Bosnia. A questo fatto seguirà l’attentato di Sarajevo, l’attacco della Serbia da parte dell’Austria e l’entrata in guerra degli altri Stati nella Prima Guerra Mondiale.